Quante fasi prevede il Design Thinking?
Se hai cercato questa frase su Google, avrai probabilmente trovato risposte differenti: alcuni modelli ne propongono tre, altri quattro o cinque.
Di fronte a queste varianti, è importante comprendere che non esiste un unico metodo, il “migliore”, ma approcci diversi, ciascuno con caratteristiche e applicazioni specifiche.
In questa guida ti offriamo una panoramica chiara e strutturata delle principali modalità oggi adottate per implementare il Design Thinking, con l’obiettivo di aiutarti a identificare il modello più adatto al contesto professionale in cui operi.
Cos’è il Design Thinking
Il Design Thinking è un approccio sistemico all’innovazione che pone al centro del processo di progettazione le persone — utenti, clienti e stakeholder.
Si basa su un’analisi approfondita dei bisogni e delle aspettative del cliente, adottando il principio di empatia come punto di partenza per sviluppare soluzioni utili, sostenibili e rilevanti.
Nato originariamente nel mondo del design, questo approccio si è rapidamente diffuso in contesti molto diversi: aziende, pubblica amministrazione, scuola, sanità, startup tecnologiche e altre organizzazioni complesse.
Il Design Thinking consente di:
- risolvere problemi organizzativi interni, migliorando le dinamiche aziendali;
- supportare il lancio di startup o di nuovi progetti aziendali;
- ottimizzare i processi di realizzazione e distribuzione di prodotti e servizi;
- creare prodotti o servizi innovativi;
- migliorare servizi o prodotti esistenti.
Alla base del Design Thinking vi è un principio fondamentale: prima si comprende il problema, poi si costruisce la soluzione. Il tutto attraverso un processo caratterizzato da iterazione, sperimentazione e apprendimento continuo.
Modelli di Design Thinking
Esistono diversi modelli di Design Thinking. Le principali differenze tra loro riguardano il numero di fasi in cui viene suddiviso il processo e il livello di dettaglio metodologico previsto.
Tra i modelli più diffusi troviamo quello della d.school di Stanford, articolato in cinque fasi; il Double Diamond, sviluppato dal Design Council britannico, che prevede quattro fasi; e modelli più recenti come il Design Thinking Method (DTM), che estende il processo fino a tre fasi.
Il modello a 5 fasi: Stanford d.school
Si tratta del framework più conosciuto e ampiamente adottato, soprattutto in ambito formativo. Codificato dalla d.school dell’Università di Stanford, è strutturato in cinque fasi:
- Empathize: osservare, ascoltare e immedesimarsi nelle persone, per cogliere i bisogni profondi e i contesti d’uso reali.
- Define: sintetizzare le scoperte fatte ed esplicitare il problema da risolvere.
- Ideate: generare un ampio ventaglio di idee, senza giudizio, per poi selezionare quelle più efficaci.
- Prototype: costruire prototipi rapidi, tangibili e testabili.
- Test: raccogliere feedback dagli utenti e utilizzare ciò che si apprende per migliorare la soluzione o, se necessario, ripartire da capo.
È importante sottolineare che questo processo non è lineare: si può e si deve tornare indietro, rivedere e perfezionare continuamente.
Il modello a 4 fasi: Double Diamond Model
Il Double Diamond, sviluppato nel Regno Unito dal Design Council, è un modello estremamente efficace per affrontare problemi complessi e costruire soluzioni utili.
Il processo si articola in quattro fasi, suddivise in due grandi momenti:
- uno dedicato all’esplorazione e alla definizione del problema;
- l’altro alla definizione e concretizzazione delle soluzioni.
Fase 1 – Esplorazione del problema (pensiero divergente)
L’obiettivo è raccogliere quante più informazioni possibili: si esplora il contesto, si ascoltano gli utenti, si osservano i comportamenti e si cercano punti di vista diversi.
Fase 2 – Definizione del problema (pensiero convergente)
In questa fase si chiarisce quale sia il vero problema da risolvere. Spesso si scopre che il problema inizialmente ipotizzato era solo un sintomo di una questione più profonda.
Fase 3 – Esplorazione delle soluzioni (pensiero divergente)
Il team genera un ampio ventaglio di soluzioni possibili, lasciando spazio alla creatività. Ogni idea viene considerata come potenziale fonte di valore.
Fase 4 – Selezione e concretizzazione delle soluzioni (pensiero convergente)
Si selezionano le soluzioni più promettenti e si iniziano a sviluppare attraverso prototipi e test iterativi. Si raccolgono feedback e si migliorano progressivamente, fino a ottenere una soluzione concreta e centrata sugli utenti.
La forza distintiva del Double Diamond sta proprio in questa alternanza di apertura e chiusura:
- apertura per esplorare idee e bisogni;
- chiusura per focalizzarsi e concretizzare.
Questo ritmo evita la trappola delle soluzioni affrettate e aiuta a mantenere la rotta su ciò che conta davvero: una comprensione profonda delle persone e dei loro bisogni, non semplici intuizioni.
Il modello a 3 fasi: DTMethod
Il Design Thinking Method (DTMethod) propone un approccio strutturato ma flessibile, pensato per guidare i team dall’analisi del problema fino alla realizzazione di soluzioni concrete.
Il processo si articola in tre fasi principali, ciascuna supportata da strumenti pratici per facilitare il lavoro dei team.
- Exploration Phase
In questa fase i team esplorano a fondo il contesto del problema, raccogliendo dati attraverso ricerche sul campo: interviste, sondaggi, osservazione diretta, analisi di dati e documenti. L’obiettivo è ottenere una comprensione approfondita e strutturata dei bisogni e dei vincoli esistenti. - Creative Phase
Sulla base degli insight emersi nella fase precedente, si attiva un processo di ideazione. Attraverso tecniche strutturate, come il brainstorming guidato, i team generano un ampio ventaglio di possibili soluzioni. Le proposte vengono poi valutate in termini di fattibilità e originalità, selezionando quelle più promettenti per il successivo sviluppo. - Construction Phase
In questa fase le idee selezionate vengono trasformate in prototipi. Il lavoro è organizzato in cicli iterativi di test con stakeholder e utenti reali, al fine di raccogliere feedback tempestivi e affinare progressivamente le soluzioni.
Il modello DTM (Design Thinking Method), sviluppato da Inprogress e oggi erogato da EduBP, Accreditate Training Organization dell’ente di certificazione APMG International per la formazione.
Il valore del metodo DTM sta nella scalabilità e nella concretezza: ogni fase è supportata da strumenti pratici e specifici.
Quante fasi utilizzare?
Quando si sceglie un modello di Design Thinking, non si tratta di stabilire quale sia il numero “giusto” di fasi: tutti i modelli condividono principi comuni, come la centralità dell’utente, l’esplorazione approfondita del problema, la sperimentazione rapida e l’apprendimento continuo.
La differenza principale risiede nel livello di dettaglio del processo e nel contesto in cui il modello viene applicato. Ogni progetto ha caratteristiche specifiche, e la scelta del modello dovrebbe sempre essere guidata dagli obiettivi e dalla maturità del team.
- Se sei alle prime armi o desideri introdurre gradualmente il Design Thinking nel tuo team, il modello a tre fasi può rappresentare un ottimo punto di partenza: semplice da comprendere e immediatamente applicabile.
- Per affrontare progetti complessi o implementare il Design Thinking in azienda in modo sistematico e professionale, è consigliabile seguire un percorso formativo con una certificazione riconosciuta, come quella offerta da EduBP in collaborazione con i principali enti di riferimento del settore.
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Il Design Thinking è uno strumento potente. Ma come ogni strumento, funziona solo se sai come e quando usarlo. Se stai cercando un punto di partenza concreto, solido e professionale, il corso Design Thinking Method è la scelta più efficace per te.
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